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November 20 La petizione degli archeologi.Dalla data di creazione la petizione degli archeologi contro il concorso capestro, www.firmiamo.it/sign/list/concorsoarcheologi18072008 al 5 novembre, l’appello ha raccolto 1070 firme. Per iniziare, un pò di dati statistici dal sito: il 67% è donna. Questo dato conferma ciò che sappiamo dell’archeologia come settore al femminile o sottolinea che le donne sono più attente a firmare la petizione. Il 68% dei firmatari nel totale è laureato, il 14% dottorato; il 55% dei firmatari ha tra i 35 e i 55 anni d’età. Alla petizione si è intanto associata la SAUI (Società d’archeologia universitaria italiana, www.saui.org) con sede a Modena che raccoglie professionisti e simpatizzanti del settore archeologico. Resta da chiedersi, a stare ai numeri dei partecipanti al concorso del MIbac (quasi 150.000 persone) se tutti condividono le modalità della protesta, perché bastava una sola firma da parte degli iscritti al concorso, per arrivare quasi alla cifra di un quorum referendario! Segnalo gli articoli interessanti sui probabili ricorsi che verranno effettuati, quindi prepariamoci a tutto: www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=617 ( appello di Angela Pontrandolfo ) www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=610 ( sull’idiozia dei quiz) www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getintervento&id=611 Nonostante i ripetuti appelli ai singoli, alle università, alle associazioni, molto pochi sono i docenti che hanno sentito la necessità di aderire. Le valutazioni le lascio ai lettori del blog, salvo ribadire che l’impegno sociale e la coscienza sociale sono ad oggi una utopia in un mondo che non vuole evolvere. rdp Concorsi pubblici Mibac 2008: alcune questioni
04-11-2008 Annalisa Besso Riceviamo e pubblichiamo Egr. Redazione, vorrei che venga fatta pubblica chiarezza su quello che sta succedendo in relazione ai concorsi pubblici per esame a 500 posti presso l’amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Sul sito del Ministero vengono pubblicati quasi quotidianamente avvisi inerenti la selezione preliminare ( http://www.beniculturali.it/concorsi/concorsi_docu.asp ). Qui è possibile vedere la messe di comunicati ministeriali confusi e contradditori che si susseguono dalla data della pubblicazione sulla G.U. La lista dei quesiti, pubblicata e dunque ufficiale, da cui saranno tratti i quiz preselettivi, risulta essere piena zeppa di errori. Per questo motivo, anziché ritirare la suddetta e farla sostituire dalla società che ne ha preso l'appalto, come serietà richiederebbe, si preferisce pubblicare giornalmente l'elenco dei quiz sospesi, per altro segnalati dagli stessi concorrenti in fase di studio (oltre al danno la beffa), e chiedere di attendere il 4 novembre p.v. per la sostituzione e la definitiva (ci si augura) redazione della lista. Tutto ciò mentre i candidati "mandano giù a memoria" (perché di questo infine si tratta se si vuole avere la certezza di passare il turno) 4000 quesiti e si preparano ad affrontare le prove tra il 18 novembre e il 18 dicembre prossimi. Perché trascorre quasi un mese di tempo tra i primi e gli ultimi (rigorosamente in ordine alfabetico), in una gara di esercizio mnemonico, dove il fattore tempo è fondamentale? Perché non vengono date le stesse possibilità a tutti i concorrenti? Perché non sospendere le procedure concorsuali prima che fiocchino i ricorsi e ricominciare con il piede giusto? Indignatamente, Annalisa Besso” “Concorsi pubblici 04-11-2008 Uno storico dell'arte La storia la conosciamo già, è vecchia (1998). La notizia invece è che la stessa pietosa saga, purtroppo, a distanza di dieci anni tondi tondi si ripete, naturalmente con l’aggiunta di un ulteriore…presa per il naso. A fine ’98 si era infatti consumato l’ultimo concorso bandito dal Ministero per i Beni e per le Attività culturali e destinato, fra l’altro, all’assunzione dei nuovi funzionari di soprintendenza, ovvero gli “angeli custodi” del più importante patrimonio storico-artistico del mondo. Fu la prima volta che lo stesso ministero introdusse, per agevolare la selezione del personale, la selezione tramite quiz a risposta multipla: fecero 80 domande in 60 minuti. Ma non bastò. Tra i quesiti rivolti agli storici dell’arte di alcune regioni, per esempio, si segnalarono diversi refusi, per altri nessuna delle risposte tra quelle previste era quella esatta, infine un discreto numero di domande contenevano ambiguità, casi su cui la critica discute ancora, ecc. In altre parole: uno scandalo. Quella volta infatti finì con l’arrivo delle forze dell’ordine, con l’annullamento delle prove, e il concorso venne poi riconvocato. La stampa dell’epoca diede ampia informazione sul caso e l’intera sessione venne pubblicata da Il Giornale dell’arte, n. 173, gennaio 1999, pp. 1, 10-11. A quanto pare però, la lezione di allora, le polemiche e i ricorsi, non sono serviti a nulla. Il nuovo bando dello stesso ministero pubblicato lo scorso agosto (Concorsi pubblici per esame presso l’amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali) prevede un numero di assunzioni pari a 100 unità così ripartite: - 30 posti di “Archeologo” nella Terza Area, Fascia retributiva F1 - 50 posti di “Architetto” nella Terza Area, Fascia retributiva F1 - 5 posti di “Archivista di Stato” nella Terza Area, Fascia retributiva F1 - 2 posti di “Bibliotecario” nella Terza Area, Fascia retributiva F1 - 8 posti di “Funzionario Amministrativo Economico Finanziario” nella Terza Area, Fascia retributiva F1 - 5 posti di “Storico dell’Arte” nella Terza Area, Fascia retributiva F1 A fronte delle 24.873 domande pervenute come riportato dalla tabella ministeriale 5551 Archeologo 4542 Calcografo 4435 Archivista 3965 Storico Arte 3353 Architetto 3027 Bibliotecario Cosa si inventa questa volta il Ministero per i Beni e per le Attività culturali per selezionare i suoi futuri funzionari, tutti laureati e, nel caso di storici dell’arte, bibliotecari, archivisti e archeologi anche provvisti di specializzazione biennale o triennale post-laurea e/o dottorato. Tramite il suo sito ufficiale ora il ministero ci convoca tutti il 1° dicembre per sostenere una preselezione, naturalmente a quiz. Visto l’intenso curriculum studiorum richiesto dal bando e la tipologia ad alta professionalità dei posti da andare a ricoprire, con un vero e proprio coup de théâtre, il ministero comunica che la preselezione verrà effettuata su test di cultura generale. Per agevolare la preparazione al concorso lo stesso ministero si premura di mettere a disposizione dei candidati circa 4000 domande tra cui verranno estratte quelle della prova del 1° dicembre. Seguendo questa logica perversa, nella summa proposta, ovviamente non c’è neppure una domanda di storia dell’arte, né di archeologia, né di archivistica, né di biblioteconomia. Il fatto questa volta, oltre che disdicevole, è pornografico. Le materie saranno: matematica, scienze, logica, educazione civica, storia, italiano, geografica e, immancabile, mi raccomando, informatica. Che ci si chieda di ricordare, provenendo tutti i candidati da facoltà umanistiche: “Chi è l’autore del ‘Tesoretto’? (domanda n. 9), “Di chi è l’opera in versi ‘Il passaggio di Enea’? (domanda n. 558), a quale scuola appartenne Lapo Gianni ? (domanda n. 729) ci sembra che abbia già poco senso. Così come interrogarci di geografia (“Qual è la sigla internazionale della Croazia?”, domanda n. 125 o “Che cosa sono i pizzoccheri”? domanda n. 213) o di storia (“Quale presidente americano fu eletto nel 1913?” domanda n. 19, “Chi erano gli ustascia?” domanda n. 303; “Tra chi fu combattuta la guerra giurgurtina che si svolse dal 112 al 105 a.C.?”). Ma veniamo allo spauracchio di generazioni di studenti: la matematica. I futuri ispettori delle “belle arti” devono saper risolvere funzione, equazioni, esercizi di geometria, trigonometria e algebra. Per esempio: “La radice quadrata di X…” domanda n. 83; “Cosa hanno i comune questi numeri: 3, 7, 11, 41, 53?” domanda n. 98; “Se in un triangolo un angolo è di 65°, la somma degli altri angoli è di….?” domanda n. 150; “Per quale valore del parametro “a” l’equazione x²-(a+2)x-3=0 ammette due soluzioni uguali?” domanda n. 341. Eccetera, eccetera. Con le domande di educazione civica, dove giustamente il futuro funzionario di sovrintendenza è tenuto a sapere quanto tempo resta in carica il capo dello stato o a quale data risale il Testo unico degli enti locali, compaiono altre singolari interrogazioni del tipo: “Il segnale regolamentare per indicare un passo carrabile che cosa deve contenere?” Domanda n. 163; oppure “Sui motocicli a due ruote è ammesso il trasporto di bambini?” domanda n. 166; “Dov’è ubicata la luce rossa del semaforo la cui lanterna è posta in posizione orizzontale?” domanda n. 174; “Le macchine agricole possono circolare su strada?” domanda n. 190. Ecco alla fine è tutto chiaro e i quiz si sconfessano da soli: si tratta dell’esame per la patente, dev’esserci stato un errore e presto, per forza di cose, il ministero dei beni culturali si affretterà a comunicarcelo rinviando il suo concorso a questionari, se proprio questa sarà l’unica formula possibile, più opportuni, competenti e, per favore, pertinenti! Per ulteriori ragguagli si rimanda al sito www.beniculturali.it/concorsi Quesiti a risposta multipla relativi alle prove preselettive per la terza area funzionale F1 (Archeologo, Architetto, Archivista di Stato, Bibliotecario, Funzionario Amministrativo Economico Finanziario, Storico dell'Arte) Con un’infilata successiva di avvisi in ordine a errori e/o refusi pubblicati dal ministeri stesso. Di seguito qualche esempio estratto dal sito: AVVISO del 23 Ottobre 2008 ore 13.00 Avviso relativo alla sostituzione dei quesiti di inglese per la terza fascia funzionale F1 e alla sostituzione di eventuali quesiti erronei Si rende noto che i quesiti di inglese per la terza fascia funzionale F1 sono stati annullati e conseguentemente eliminati dalla documentazione. Verranno sostituiti con nuovi quesiti di italiano, storia e logica, che saranno pubblicati su questo sito in data 4/11/08. AVVISO del 24 Ottobre 2008 ore 14.30 Avviso relativo alla pubblicazione dei quesiti errati e sospesi Si comunica che da oggi viene pubblicata la lista dei quesiti sospesi in quanto effettivamente non corretti per formulazione o errori materiali in base alle segnalazioni pervenute e ai riscontri effettuati dal fornitore. Lista dei quesiti sospesi 24 ottobre 2008 l presente avviso sarà pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale . IV Serie Speciale – Concorsi ed esami del 4 novembre 2008”. rdp October 23 E trattiamole come lampadine (le lucerne!)Quando tutto langue, un poco di creatività non guasta. Possiamo prendere i nostri reperti, come le lucerne e le anfore ( vero è che ne siamo pieni e che ci faremo mai non si sa ) e affittarle di qua e di là, per far soldi come gli Emirati Arabi. Potremmo anche affittare vecchie pietre rimosse dagli scavi e coppi e tegole che non si sa mai che farne: lei faccia un muretto con queste cose, poi ci paga l’affitto a vita per avere un muretto archeologico. Qualche privato eccelso potrebbe prendersi in custodia intere collezioni e restaurarle, salvo esporle in casa propria con tanto di garanzie ed assicurazioni. In questa logica, la tutela dello Stato, il ruolo dello Stato e ancora il concetto di bene culturale collettivo come cambia? Possibile che non si riesca ad ideare altro che un liberismo da giungla? Anche gli archeologi potremmo darli in affitto come ruderi, a pensarci. Potrebbero servire finalmente a finanziare una ricerca che non esiste. rdp
ROMA - "In affitto i beni archeologici di Roma". Un progetto del sovrintendente Broccoli: ricavare reddito dai reperti R.MAMBELLI, 03 OTTOBRE 2008 LA REPUBBLICA. ( www.patrimoniosos.it) "I magazzini dei nostri musei sono pieni di oggetti antichi, di opere d´arte di cui addirittura spesso si perde la memoria" Mettere a reddito i Beni archeologici di Roma: per fare cassa e avere soldi freschi da spendere per la manutenzione, ma anche per evitare che le antichità ammuffiscano e vadano in rovina abbandonate nei magazzini dei musei. Non è una provocazione, ma un progetto molto concreto al quale sta lavorando il nuovo sovrintendente di Roma, Umberto Broccoli, d´accordo con l´assessore alla cultura Umberto Croppi. «Mettiamo subito in chiaro una cosa», spiega il sovrintendente, «non vendiamo i gioielli di famiglia. E non facciamo nessuna forzatura: la legislazione attuale in materia di Beni Culturali prevede già la possibilità di "affittare" e di dare in locazione i nostri beni. Noi non dobbiamo diventare le vestali delle nostre antichità. Non dobbiamo avere una mentalità da custodi». Ma quali sono le antichità che potrebbero essere affittate? «Abbiamo i magazzini dei nostri musei pieni di oggetti antichi, di opere d´arte, ma anche solo di reperti, dei quali addirittura spesso si perde la memoria. È come se ne facessimo l´ennesimo funerale, lasciandoli nelle condizioni di degrado in cui si trovano. In questa situazione non riterrei per niente blasfemo se qualcuno chiedesse di avere per un po´ di tempo quell´oggetto, quell´antichità a disposizione». Ci vorrebbero però delle garanzie.. «Certo, garanzie, tutte le assicurazioni del caso e anche, se è possibile, restauri a carico di chi l´ha preso in affitto. Anche questa è tutela». Ma verrebbero dati solo a istituzioni culturali? «No, non solo, anche a privati. Gli scambi di opere d´arte tra istituti pubblici ci sono già, sono ben avviati e devono continuare. Ma anche i privati possono essere interessati ad avere un´opera d´arte. C´è stato poco tempo fa il caso dell´emiro di Abu Dhabi che ha chiesto al Louvre una consulenza per fare un "petit Louvre" nel suo paese, con opere d´arte prestate dal museo francese. Quello che ho in mente è un modello di questo tipo». Quindi questi pezzi potrebbero andare anche fuori dal territorio italiano? «Certo, al limite chiedendo un supervalore per qualche bene particolarmente importante. Ma ricordiamoci che nei nostri magazzini insieme a opere di grande valore spesso abbiamo cose normali, come le antiche lucerne. Sono lampadine, in fondo. Trattiamole come lampadine, senza inutile sacralità. Oppure le anfore: siamo pieni di anfore. Si potrebbe pensare, sempre per fare un esempio, che al Cairo vogliano fare un museo sui traffici marittimi nel Mediterraneo antico, e che vogliano avere delle anfore per illustrarli: erano come i nostri container, sono container. Non vedo lo spunto polemico in questo». E i soldi degli affitti come verrebbero usati? «È l´amministrazione che ci guadagna, finirebbero nel bilancio del Comune. E ci si potrebbe pagare la manutenzione ordinaria, che è così importante per salvaguardare l´esistente e per non far andare in rovina le nostre antichità. Senza contare che i pezzi dati in locazione verrebbero proprio in questo modo salvaguardati dal deperimento, la sorte che avrebbero se rimanessero nei fondi dei magazzini». October 16 Archeologi, serie A, B e C.Quando si toccano i privilegi di chi il lavoro l’ha fisso, ecco scatenarsi il coro delle proteste da qualunque parte si inizi a smuovere le cose. Il privilegio in questione per la verità non è entusiasmante già a partire dal nome: “Indennità di produttività” in campo archeologico è tutto da capire. Nessuno pensa davvero alla mancanza di prospettiva delle situazioni per cui a fronte di tagli per chi lavora, discutibili quanto si vuole, si son create intere generazioni di archeologi che non lavoreranno mai. Eppure le associazioni e i sindacati si muovono per protestare ogni volta che viene lesa una categoria protetta fino a poco prima. Per cinquanta archeologi è giusto smuovere politici e proteste, per migliaia che lavorano in condizioni pietose sui cantieri non esiste ad oggi alcuna forma di tutela giuridica. rdp
“ROMA - archeologi contro Brunetta: "ci tratta come fannulloni" P.Brogi.Corriere della Sera (Roma) 02/10/2008 Archeologi sul piede di guerra. I cinquanta funzionari che sotto la guida del sovrintendente archeologico di Roma Angelo Bottini amministrano i resti dell`antica Roma hanno appena scoperto un «affronto»: l`indennità di produttività, con cui si assicuravano un piccolo ritocco ai loro stipendi che arrivano al massimo dopo trent`anni di carriera a 1.700 euro al mese, è stata spazzata via dalle recenti misure del ministro Brunetta. Protestano e chiamano a raccolta anche gli altri tecnici delle sovrintendenze. L`incentivo alla produttività era stato introdotto da Merloni nel 1994 secondo una logica simile - scrivono gli archeologi a «quella che molti anni prima aveva guidato l`aumento degli stipendi dei magistrati, migliorandone la dignità anche materiale». Ai responsabili dei procedimenti di scavo e dei lavori, ai progettisti e ai direttori dei lavori, si riservava finora un piccolo riconoscimento economico per premiare l`affidamento interno delle opere e di conseguenza un risparmio per la pubblica amministrazione. La legge Brunetta l`ha eliminato. Inimmaginabili le conseguenze: d`ora in poi tutti gli incarichi come le direzioni dei lavori o le progettazioni che i funzionari si accollavano con grandi responsabilità e che comportavano un risparmio per la pubblica amministrazione verranno ovviamente scaricati all`esterno. Una frittata insomma per Brunetta, che volendo risparmiare ha trovato il modo di far infuriare il fior fiore degli archeologi e soprattutto di spendere di più. La protesta scoppia nel giorno in cui viene inaugurata una grande expo sulla tutela archeologica e alla vigilia della nuova presentazione del certosino lavoro di scavi che in varie parti della città va avanti con lena, riportando spesso in luce meraviglie che vanno ad arricchire il nostro patrimonio di beni. La mostra ancora da annunciare si terrà nel mese di ottobre sotto gli auspici del ministero. Ma è proprio allo stesso ministro dei beni culturali Bondi, insieme ai suoi colleghi del governo Brunetta e Tremonti, oltre che al Presidente della Repubblica e al Parlamento Europeo, che si rivolge ora un`infuocata lettera sottoscritta da tutti i «colonnelli» del sovrintendente Bottini. «Siamo quasi tutti ai limiti della carriera, noi tecnici, archeologi, architetti, restauratori scrivono -. Dopo di noi nessuno c`è a cui affidare la tutela del patrimonio della capitale, non lasceremo eredi delle conoscenze e delle competenze acquisite. E proprio ora, incredibilmente, a coronamento della carriera, veniamo accomunati ai "fannulloni". Si fa un gran parlare, nel governo, di incentivi alla produttività: ma l`incentivo esisteva, introdotto con la legge Merloni. La misura iniziale dell`1% era stata negli anni innalzata fino al 2%. L`incentivo, che verrà ridotto dal 2009 allo 0,5%, ci è stato ora praticamente sottratto con la legge 133 dello scorso luglio». Insomma, è protesta.”
“LETTERA APERTA di ASSOTECNICI al Presidente della Repubblica, AI MINISTRI BONDI, BRUNETTA, TREMONTI , 14/10/2008. In relazione al recente articolo “Archeologi contro Brunetta”, apparso sul Corriere della Sera del 2.10.2008, questa Associazione desidera esprimere il suo totale, pieno appoggio a quanto manifestato dal personale tecnico-scientifico della Soprintendenza Archeologica di Roma. Si coglie l’occasione per avanzare ancora qualche considerazione sul lavoro quotidianamente svolto da archeologi, architetti e storici dell’arte nell’espletamento delle loro mansioni, che nell’affiancare e coadiuvare la dirigenza nei suoi compiti di tutela e salvaguardia del nostro patrimonio culturale, spesso ne condividono la responsabilità di firma. L’ampio uso che viene fatto dalla classe dirigente dell’istituto della delega porta da una parte un enorme beneficio all’Amministrazione che, in carenza di quadri dirigenti, riesce a mantenere standards di efficienza e qualità a costo zero; dall’altra, però, espone i funzionari di area C a sovraccarichi di lavoro non indifferenti e a rischi anche penali, senza apportare alcun vantaggio né economico né di carriera. Infatti le deleghe non vengono, nella maggior parte dei casi, valutate nei concorsi pubblici per la dirigenza nel MIBAC, cosa che può far pensare addirittura ad atti illegittimi o imperfetti, che potrebbero tra l’altro esporre l’Amministrazione a contenziosi per l’operato dei suoi dirigenti. Questo è ancor più grave se si considera la differenza tra la remunerazione della dirigenza, compresa tra i 3000 e gli 8000 euro, e quella dei funzionari, che giungono al massimo della carriera direttiva con una retribuzione che non supera i 1700 euro. In aggiunta a ciò, i funzionari tecnico-scientifici del MIBAC hanno un altro preciso diritto-dovere, vale a dirsi quello dello studio e pubblicazione dei dati inerenti il patrimonio culturale italiano, ai fini della tutela e della comunicazione al mondo scientifico: tutto ciò non soltanto in assenza dell’istituto dell’anno sabbatico, previsto in Italia per il comparto ricerca e all’estero per tutti i nostri colleghi – basti pensare alla Grecia - ma addirittura senza permessi di studio, per cui la ricerca diventa un lusso a cui dedicarsi in ferie. Ebbene, proprio per questo siamo sempre molto criticati per il debito di conoscenza che grava sulle nostre spalle. Ma può capitare che le pubblicazioni scientifiche, così faticosamente redatte fuori dal normale orario di ufficio del tutto gratuitamente, addirittura a spese proprie, non siano adeguatamente valutate, pur se ospitate in prestigiose riviste e atti di convegni internazionali, anzi, valutate pochi centesimi di punto alla stregua di poche righe pubblicate su riviste di grande divulgazione. Allora, verrebbe da dire, tanto vale risparmiare il sonno e le ferie…….ma per fortuna il nostro impegno è comunque apprezzato e noto, anche in ambito internazionale. ASSOTECNICI”
www.patrimoniosos.it October 09 Campania, nell’Archeologico qualcosa non va.Sui cattivi investimenti, sui fallimenti di gestione nei periodi di crisi (il dopo ‘munnezza’, ammesso che vi sia stato un dopo, come si pensava di gestirlo?Come mai non c’è stata una mostra eclatante come si ama organizzare a Napoli per recuperare un inevitabile calo di affluenza?), sull’incapacità di accoglienza e stabilizzazione del personale cosiddetto ATM (assistenti tecnici museali), le cui sorti sono nient’altro che un’italica pretesa stabilizzazione di precari senza concorso che dal 2000 con contratti illegali porta avanti la macchina di un museo che non funziona? Ma il Mibac, cui non manca l’ingegno, crea un concorso per 397 posti di “Assistente alla vigilanza, sicurezza, accoglienza, comunicazione e servizi al pubblico” (G.U 56 , 18-7-32008) e chiede un misero diploma. La breve rassegna stampa la dice lunga su cosa è accaduto all’Archeologico di Napoli questa estate e più in generale al settore anche nel baluardo toscano.
“La Sicilia e la Campania, ad esempio, sono le regioni che hanno speso di più per la cultura, rispettivamente 432 e 161 milioni di euro, contro i 13milioni del Trentino Alto Adige, i 90 del Piemonte, gli 85 della Lombardia” ( Arte&Cultura, dal V Rapporto di Federculture.Un Paese tra declino e progresso; II Giornate dell’Arte, marzo 2008; www.patrimoniosos.it)
“E il record negativo spetta all´Archeologico: meno 25% di biglietti staccati il 15 agosto 2008 rispetto al 2007. Dopo il crollo di presenze negli alberghi (oltre la metà delle camere sono vuote), dunque, si delinea una riduzione significativa di presenze nei luoghi dell´arte e della cultura(…).Colpisce, in particolare, il crollo di presenze all´Archeologico, uno dei primi musei in Europa, considerato da sempre una sorta di tappa obbligata per i turisti. Ma i visitatori, nel giorno di Ferragosto, sono stati 672: 230(esattamente, il 25.5%) in meno rispetto al 2007. Appena 163 gli accessi a Capodimonte, altro museo prestigioso che vanta una media di 537 visitatori al giorno(…)” (Napoli; L´estate nera del turismo visitatori in calo nei musei di M.Pirro; La Repubblica (Napoli) 17/08/2008; www.patrimoniosos.it )
“Non è un caso isolato, beninteso: gli addetti al controllo delle sale sono pochi. E costano. Ma quando alla carenza di personale che flagella molti siti d´arte, specie nei periodi di festa, si aggiunge una grave defaillance dell´accoglienza primaria, la grande attrazione diventa un boomerang(…). In effetti, in nessun museo di tale portata si ammetterebbe la mancanza di un pieghevole veloce sulla disposizione delle opere in almeno quattro lingue; il lato sinistro della vicenda porta al sospetto che una tale carenza (addebitabile alla direzione, e soprattutto alle scelte strategiche di Electa e Mondadori) voglia indirizzare i turisti verso l´acquisto dell´elegante volumetto (quello sì, disponibile in inglese, francese, tedesco) del costo di 7,50 €. Sicché, visitare un Museo che ha quasi la metà delle sue sale chiuse, costerebbe in totale 13,50 euro. Pessimo record, perfino per Napoli”. (Napoli; “Archeologico, un Museo a metà” di C.Sannino in La Repubblica (Napoli) 14/08/2008; www.patrimoniosos.it)
“Abituati a considerare Firenze, Pisa e Siena tre baluardi capaci di attrarre turismo in ogni stagione e in qualunque situazione, la Toscana deve fare i conti con il bruttissimo -4,3% fatto registrare dagli alberghi fiorentini che, secondo Federturismo hanno avuto un’occupazione media dei posti letto appena superiore al sessanta per cento. Pisa, invece, ha avuto una diminuzione del 2,4% delle presenze che ha portato il tasso di occupazione delle strutture ricettive al 55%, un livello preoccupante che indica che mediamente in ogni albergo una camera su due resta vuota. Peggio ancora è andata a Siena: un sondaggio della Confesercenti provinciale segnala che nella città del Palio il calo ha oscillato tra il 10 e il 12 per cento. …Complessivamente, il 2008 rischia di essere ricordato come un «anno orribile» per il turismo di un po’ tutte le città d’arte, ma nel triangolo compreso tra Firenze, Pisa e Siena sono sparite centinaia di migliaia di presenze che condizioneranno pesantemente il consuntivo dell’intera regione, interrompendo così una promettente ripresa che era in corso da un paio d’anni.” (Firenze.”L’estate nerissima delle città d’arte. Siena (-12%), Firenze (-4,3), Pisa (-2,4): un bollettino di guerra” di C.Bartoli, Il Tirreno-Toscana, www.patrimoniosos.it )
Commentare è superfluo, i dati e le cronache parlano da soli. Il settore è in crisi non solo per mancanza di risorse e di personale, ma di idee che partono spesso dai giovani e dalla loro pulizia mentale a fronte di un paese affetto da gerontocrazia. rdp September 01 Problema concorso ArcheologiIn questi giorni la prof.ssa Anna Maria Bietti Sestieri, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria ha inviato una lettera al Ministro Bondi, relativa al concorso in G.U. n. 56 del 18/7/2008 relativo al reclutamento, tra l’altro, di 30 nuovi Archeologi. Leggete la lettera all’indirizzo: www.iipp.it/wp-content/letteraxBondi.pdf o nel link apposito in www.mariotrabucco.net cui ha fatto seguito la risposta firmata rdp :
“Al Presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Prof. dr. Anna Mari aBietti Sestieri sede.
Gentile Prof.ssa Bietti-Sestieri, ho letto la lettera che a nome ed in qualità di Presidente dell’IIPP ha indirizzato al Ministro Bondi, e per conoscenza al Segretario Generale, al Direttore Generale e al presidente del Comitato di Settore per i BB.CC. Sono la dr.ssa (…segue presentazione di rdp) Nella lettera, lei esprime la più viva e fondata preoccupazione per le modalità di svolgimento del concorso per 30 posti di Archeologo (G.U. 56 del 18/7/2008) e ne rileva, tra l’altro, il carattere generico rispetto alle molte specializzazioni che compongono la disciplina cui lei stessa ha dedicato una vita. Le scrivo perché conosco il suo impegno profuso tante volte sulla questione dell’archeologia stessa, dai Dialoghi di Archeologia, che le toccò chiudere con un editoriale che ricordo ancora molto bene e che mi è caro come un pezzo di storia della disciplina. Le scrivo perché lei è la stessa che ci ha fatto conoscere Osteria dell’Osa, ormai un testo classico della letteratura scientifica archeologica, ed infine perché anche quest’anno, quando è venuta a Napoli al Museo Archeologico, io ero in platea a porle domande sullo sviluppo di Roma e del Lazio Antico e l’ho sempre stimata per quell’interesse antropologico, per una archeologia dei vivi, che caratterizza i suoi studi. Ora, le vorrei porre ancora molte domande relative alla lettera che ha scritto, ma una su tutte per sintetizzare mi è venuta in mente leggendola: è assolutamente lecito chiedere da parte Sua che le commissioni d’esame non siano costituite solamente da funzionari delle Soprintendenze, ma per noi giovani, qual è lo spazio ancora residuo che ci resta tra le Istituzioni ( Università e Soprintendenza ) che oggi profondamente respingono ogni nostro ingresso sia nel mondo della ricerca che nel mondo del lavoro? A tal proposito, io le segnalo la petizione che la Confederazione Naz. Archeologi e l’Ass. Naz. Archeologi hanno congiuntamente aperto ( www.firmiamo.it/concorsoarcheologi18072008 ). Le scrivo soprattutto come aspirante protostorica, anche se ho poche speranze di diventarlo davvero, mentre il mio lavoro quotidiano si consuma tra cantieri mal pagati e concorsi ingiusti, perché conosco il percorso in salita e ormai, al massimo grado di studio previsto, il dottorato, non ho speranze di fare altro, perché non c’è spazio, né fondi, né volontà di farmi andare avanti. Ma pure, mi piacerebbe essere giudicata per quello che ho studiato e avere delle umane possibilità di continuare a svolgere il mio lavoro, migliorandolo, ora che lo conduco invece per i cantieri della Campania, come un mercenario, come uno di quei fossori che il Bandinelli citava. Se il Ministro Bondi la riceverà, la prego di portare la voce di tanti di noi, quella di tanti ragazzi che non hanno nemmen più i Dialoghi di Archeologia, ma un futuro cupo davanti. Forse ci sarebbero molte cose da cambiare e discutere all’interno delle due associazioni di categoria ( www.archeologi.org ) , anche se abbiamo tutti faticato molto per tentare di unire i disagi di quelli che sono migliaia di lavoratori e studiosi/studenti: cara professoressa, oggi siamo in molti, quello per cui avete lottato in parte si è concretato ( una apertura democratica dell’archeologia ) ma, oggi, noi giovani ci sentiamo abbandonati completamente da quel vertice accademico che pure ha lottato. Io vorrei continuare a fare il mio lavoro e studiare, attendere qualche concorso più giusto cui poter aspirare, e vorrei essere la memoria vivente di una generazione di studiosi che non ha visto la resa di chi ha raggiunto l’apice delle Accademie, ma ha compreso invece il disagio degli allievi che per ragioni storiche non potranno mai aspirare a carriere tanto brillanti. Un disagio vitale, di futuro, di prospettiva di cui non le voglio far carico personalmente, sia chiaro, ma pure debbo sottolineare perché noi, dottorandi e ricercatori, assegnasti, lavoratori di cantieri paghiamo sulla pelle tutti i giorni. Pertanto, carissima professoressa, le allego i nostri indirizzi, affinché possa, se vuole, aiutarci a costruire meglio quel futuro che ci manca e offrirci quella memoria di cui abbiamo bisogno per proseguire quell’attivismo archeologico, dove fu lasciato. In uno dei post nel nostro Blog io ho citato proprio quell’editoriale che lei scrisse ormai 17 anni fa: “…la soluzione più saggia consiste quindi nel prendere atto della fine di un’esperienza complessivamente positiva, che però non è riuscita a costruire una saldatura organica tra l’archeologia storico-artistica e storico-antiquaria tradizionali e le nuove proposte dell’archeologia antropologica e stratigrafica. E’ un fallimento che ci allontana da una prospettiva di storia integrale, dal momento che una qualsiasi parte della disciplina, per quanto valida in sé stessa, non può né potrà essere presa per il tutto” (www.direzione-anablog.spaces.live.com). Il punto è nodale ancora oggi, se lei scrive una lettera ad un Ministro, nella quale rileva le varietà in cui la nostra disciplina si s-compone: è mutata la sostanza della divisione ma pure, ottenuto che ci fossero tante archeologie, non riusciamo ancora a tutelare la disciplina in sé e chi la porta avanti. Oggi le domande sono diverse è vero, forse alcune erroneamente abbandonate, anche per mancanza di sopravvivenza da parte di chi potrebbe porle ( i giovani studiosi ). Pertanto cara professoressa, la invito a firmare la nostra petizione, o a scriverci le sue idee, a conoscerci e se vuole ad incontrarci. Ci aiuti, perché anche la speranza per noi è difficile da rinsaldare giorno per giorno. I miei più cordiali saluti, dr.ssa ( rdp, seguono indirizzi mail )” August 13 ANA-CIA: appello congiunto e petizionePer tutti coloro che auspicavano una unione nelle forze di lotta per il riconoscimento della professione dell’archeologo, l’appello congiunto ANA/CIA e la relativa petizione attivata dalla CIA e pienamente sottoscritta dall’ANA, inaugura fattivamente quella collaborazione di cui tutti sentiamo la necessità e mette da parte l’azione di una o dell’altra associazione mirando al bene collettivo degli archeologi. In questo senso i colleghi della CIA hanno prontamente sottoscritto la petizione e l’hanno attivata con repentinità, mentre l’ANA ha ritenuto utile aderire e pubblicarla anche sul proprio sito in modo da collegare le azioni di tutti. Vi incitiamo pertanto a firmare a nome di tutti gli archeologi e delle due associazioni:
www.firmiamo.it/concorsoarcheologi18072008
Vi preghiamo di leggere attentamente i contenuti della petizione, firmare e farla girare. Ha bisogno del sostegno di tutti; segnalatela e fatela firmare. rdp
Di seguito lo stralcio del testo della petizione che troverete in versione integrale sul sito sopraindicato e su quello della CIA: “Al Presidente della Repubblica Italiana Al Presidente del Consiglio dei Ministri Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Al Ministro della Funzione Pubblica Il 18 luglio 2008 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un bando di concorso presso il Ministero dei Beni Culturali che prevede l’assunzione di 100 funzionari tra cui 30 archeologi. L’ultimo concorso per archeologo al MiBAC era stato bandito nel 1999, ma per il livello più alto, da Archeologo Direttore Coordinatore, per il quale il requisito di accesso era il dottorato di ricerca o il diploma di specializzazione. Gli stessi titoli di studio sono oggi richiesti per un posto inferiore di ben due livelli, sia dal punto vista amministrativo che retributivo (…) A fronte della richiesta di una formazione di altissimo livello, non saranno minimamente valutati altri titoli comprovanti la professionalità dei partecipanti, tra cui la produzione scientifica e l’esperienza maturata sul campo per conto delle stesse Soprintendenze. Secondo tale logica i migliaia di laureati che da anni svolgono il ruolo di archeologi come collaboratori esterni delle Soprintendenze, operando sui cantieri, nei musei e nei magazzini, improvvisamente non sono ritenuti in grado di svolgere la funzione di archeologi nello Stato (…) Contemporaneamente è tuttora in fase di espletamento il concorso per Soprintendenti per in cui il requisito formativo di accesso è la sola laurea triennale. Potenzialmente tra un anno un Soprintendente laureato triennale potrà dirigere un funzionario specializzato! Desta preoccupazione la distribuzione geografica dei posti messi a concorso. Dalla carta geografica del Ministero sono state completamente cancellate regioni come Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Basilicata. Le profonde modifiche apportate rispetto alla circolare che preannunciava il bando, con ben 27 posti su 30 assegnati al centro-nord, rendono lecito chiedersi siano state verificate le necessità specifiche dei territori. La Confederazione Italiana Archeologi chiede che: 1.Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali si impegni a definire i requisiti formativi e le specifiche mansioni pertinenti i differenti livelli dei funzionari archeologi, di concerto con il MIUR, la Conferenza Stato-Regioni e le Associazioni di Categoria; 2.Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali pubblichi online la propria PIANTA ORGANICA in linea con le politiche di trasparenza delineate dal Ministero della Funzione Pubblica; 3.Venga bandito un nuovo concorso per archeologo per assegnare posti nelle regioni escluse dall’attuale bando.”
Si riporta inoltre il comunicato stampa dell’ANA relativo al commento del nuovo concorso (G.U.n.56); testo integrale sul sito www.archeologi.org. : “A seguito dell’emanazione del bando di Concorso per Archeologo (G. U. 18 luglio 2008) l’Associazione Nazionale Archeologi esprime il disappunto per le modalità di distribuzione regionale dei posti messi a concorso, considerandole disomogenee, ingiustificate e non corrispondenti alle disposizioni ministeriali rese note nella nota Amm.ne, Prot. Num. 17739 del 26 Giugno 2008. (…) Le strutture periferiche del Ministero necessiterebbero, invece, di un sostanzioso potenziamento attraverso nuove ben più cospicue assunzioni, sia per consentire il trasferimento di competenze tra generazioni, sia perché solo la presenza di uffici periferici ben articolati permette una adeguata pianificazione del territorio e l’attuazione di efficaci azioni di salvaguardia del patrimonio archeologico. A ciò si aggiunga che la distribuzione territoriale, fortemente squilibrata, dei posti messi a concorso, condanna a gravi lacune di personale scientifico proprio alcune delle regioni italiane che vantano la maggiore concentrazione di Beni Culturali del Paese. L’ANA denuncia, inoltre, il fatto che i criteri di selezione non tengono conto dei titoli curriculari, scientifici e professionali maturati nel corso degli anni dai professionisti del settore, mentre appare del tutto paradossale e contraddittorio che all’interno del MiBAC per il concorso per Dirigente Archeologo (posizione economica C3), attualmente in fase di espletamento, sia stato richiesto come requisito minimo la laurea triennale, mentre per l'attuale concorso per Archeologo (posizione economica F1, corrispondente alla precedente C1), cioè per un ruolo notevolmente inferiore, come requisito minimo sia richiesto il diploma di specializzazione o il dottorato di ricerca. In conclusione le logiche che hanno presieduto all’emanazione di questo concorso, giunto dopo ben 13 anni dal precedente (per appena 11 archeologi, bandito nel 1995 ed espletato nel 1999), denotano il persistere di una linea che sta di fatto inesorabilmente portando al progressivo smantellamento dell’Amministrazione Pubblica del Patrimonio e al depauperamento del contribuito culturale e professionale delle giovani generazioni. L'Associazione Nazionale Archeologi ribadisce, pertanto, le sue critiche al bando e la necessità di intraprendere, invece, un vero potenziamento delle strutture pubbliche di tutela del patrimonio archeologico e di costruire un sistema organico di programmazione delle politiche dei beni culturali del nostro Paese, che coinvolga tutti i protagonisti attivi nel settore: università, soprintendenze, archeologi professionisti e imprese”. August 10 Archeologia e società: statiche e dati.Il rapporto AlmaLaurea 2008 parla chiaro: il nostro è il paese malato di immobilismo sociale : “Nella nostra penisola, infatti, solo chi è figlio di genitori laureati, ad un anno dal conseguimento del titolo, risulta essere più impegnato nella formazione (36%) rispetto ai figli di genitori con la licenza elementare (15,5%). Altri elementi interessanti emergono, poi, dal confronto tra laurea dei padri e laurea dei figli. "Ci sono molte più coincidenze di quanto ci si sarebbe potuto attendere - spiegano da AlmaLaurea - sintomo di quella scarsa mobilità sociale, da più parti denunciata, che ingessa il Paese". E questo "non solo nei percorsi di accesso alle professioni liberali dove si potrebbe perfino parlare di vera e propria ereditarietà del lavoro svolto". Dal rapporto risulta, infatti, che il 44% dei padri architetti ha un figlio (maschio) laureato in architettura, il 42% dei padri laureati in giurisprudenza ha un figlio con il medesimo titolo di studio, il 41% dei padri farmacisti ha un figlio con lo stesso tipo di laurea, il 39% dei padri ingegneri ha un figlio ingegnere, il 39% dei padri medici ha un figlio laureato in medicina” ( www.diregiovani.it , rapporto AlmaLaurea del 28 febbraio 2008). “Il contesto più generale è così caratterizzato: - il sistema universitario italiano ha licenziato un numero di laureati quasi doppio rispetto a quelli prodotti alla vigilia della riforma universitaria: oltre 300mila nel 2006 rispetto a poco più di 152mila nel 1999. Ma la crescita, ancora insufficiente per recuperare il ritardo a livello europeo, sembra già esaurita. Il numero dei laureati è stimato in calo del 12% tra il 2005 e il 2006, ed è destinato a ridursi ulteriormente per il calo del 9% degli immatricolati negli ultimi quattro anni. All’anagrafe si è perso il 42% dei diciannovenni dal 1984 al 2007. - la spesa per studente universitario dovrebbe aumentare di circa un quarto per raggiungere la media europea e quasi triplicare (oltre 12.000 euro a studente in più) per posizionarsi al livello degli Stati Uniti. - il 75% dei laureati porta a casa per la prima volta la laurea. E’ la conseguenza della bassa scolarità di terzo livello della popolazione adulta: solo 8 italiani su cento di età 55-64 anni vantano un titolo di studio corrispondente. A livelli più bassi, tra i 30 paesi OCSE, risultano soltanto, nel 2005, Portogallo e Turchia (7%). Nella popolazione più giovane (25-34 anni) abbiamo meno laureati (16%) rispetto alla popolazione di età 55-64 nei Paesi OCSE (19%).” (www.almalaurea.it ) Penso che queste cifre si commentino da sole; siamo il paese dal 75% di prime lauree in famiglia e contemporaneamente quello della tradizione della prosecuzione del lavoro di papà che ha l’attività avviata. Il paese del “familismo amorale” di Umberto Galimberti (per approfondire la tematica cercate su motore di ricerca questa definizione). Immobilismo sociale, riflettiamo cosa c’entra con l’archeologia. Dal libro del filosofo Vladimiro Giacchè ( La fabbrica del falso.Strategie della menzogna nella politica contemporanea, ed. DeriveApprodi, 2008 ) riporto statistiche allarmanti: la percentuale del lavoro stabile in trenta anni è passata dall’85% al 25%. Non solo, l’occupazione precaria si traduce in lavoro da soglia di povertà: 3.000.000 di lavoratori al di sotto degli 800 euro mensili, 3.000.000 di lavoratori sotto i 1.000 euro mensili. Dunque esiste una povertà che nasce strutturalmente dal lavoro, dalle sue basse rendite. Fa notare qualcuno che questo vuol dire creazione di un soggetto proletario, anche se è abitudine rifiutare oggi, non solo un linguaggio che pare arcaico, ma anche la definizione stessa di classe sociale. Eppure, potremmo con tutta comodità aggiornare il lessico…a conti fatti, con un reddito medio tra i 6.000 e i 7.000 euro all’anno, per gli archeologi liberi professionisti che lavorano ( si prega di guardare i post sulle tariffe ), possiamo dichiaratamente sottoscrivere la definizione di proletariato intellettuale e rientrare ragionevolmente in quei 6.000.000 di precari, cifra più/cifra meno. Veniamo propriamente alla nostra categoria di lavoratori. “L’archeologo tipo che viene fuori dal dossier, preparato in due anni di raccolta dati, è donna (72,01% contro il 27,99% di uomini), ha circa 30 anni (oltre il 50% ha tra i 28 e i 32 anni), è laureata con il vecchio ordinamento (64,23%) prevalentemente in Lettere Classiche indirizzo Archeologico (67,80%) oppure in Conservazione dei Beni Culturali (26,78%),non ha proseguito gli studi dopo la laurea (43,40%) e, quasi la metà, lavora per conto di Società e Cooperative private (45,25%) in scavi legati alla realizzazione di grandi opere” ( www.archeologi.org ) E’ questo il dato del primo censimento sulla realtà degli archeologi italiani, voluto dall’ANA; il primo tentativo di analizzare la nostra realtà collettiva, di classe. L’immobilismo sociale, che ingessa questo paese nelle sue strutture governative, economiche ed in definitiva anche intellettuali, si traduce nella difesa degli interessi di gruppi più o meno estesi. Come accade praticamente? Per noi archeologi, in almeno 5 proposte di legge che giacciono in parlamento a partire dalla più recente n. 3614 sull’istituzione degli albi degli storici dell’arte e degli archeologi, quelle del 1991 commentate in La laurea non fa l’archeologo da M.Bettelli, e del 1993 proposta n.1768 (tutte scaricabili da motore Google). rdp Archeologia del lavoro al femminile.Questi i dati del 2007: “il 70% dei lavoratori atipici sono donne, con un età che va dai 18 ai 34 anni e un titolo di studio superiore (diploma o laurea)[…] Alcune simulazioni sul futuro pensionistico delle lavoratrici precarie mettono in luce un aspetto preoccupante: con 35 anni di anzianità e 57 anni di età, una lavoratrice non riuscirebbe a raggiungere una pensione mensile superiore ai 367 euro” (www.jobtalk.it) Questi i dati del 2008: “L'IRES - CGIL ha presentato il rapporto 2008 sull'incontro tra donne e lavoro atipico. Dai dati emerge che in Italia il 53% dei lavoratori "precari" è donna. Secondo la ricerca le "precarie" rappresentano il 19% dell'occupazione femminile contro un rispettivo 11% maschile. La probabilità di essere “precario” in età adulta è maggiore per chi lavora nel Mezzogiorno con un'età compresa tra i 35 ed i 54 anni. La precarietà tra le donne assume caratteri peculiari ovvero riguarda persone più adulte, che svolgono impieghi marginali, con contratti di breve durata, orari limitati e imposti e minori opportunità di transizione verso occupazioni stabili(…)” Anche se le cifre non sono precisamente quelle riportate da queste due fonti diverse (di cui la seconda è ministeriale) e c’è un margine di discussione tra le parti tra gli anni di riferimento, la nostra economia e le relative posizioni femminili mostrano una condizione occupazionale arretrata rispetto alla media europea, e questa non è una novità. A questo ritardo cronico si somma la mancanza di una vera e propria politica che tenda a colmare le discrepanze fra i generi; pari opportunità sulla carta e talvolta neppure in quello. Nell’ambito della questione del lavoro atipico e precario, gli archeologi, o per meglio dire le archeologhe, occupano un posto rilevante. Secondo i dati del censimento nazionale promosso dall’ANA, l’archeologia è prevalente al femminile (“L’archeologo tipo che viene fuori dal dossier, preparato in due anni di raccolta dati, è donna (72,01% contro il 27,99% di uomini), ha circa 30 anni (oltre il 50% ha tra i 28 e i 32 anni), è laureata con il vecchio ordinamento (64,23%) prevalentemente in Lettere Classiche indirizzo Archeologico (67,80%) oppure in Conservazione dei Beni Culturali (26,78%),non ha proseguito gli studi dopo la laurea (43,40%) e, quasi la metà, lavora per conto di Società e Cooperative private (45,25%) in scavi legati alla realizzazione di grandi opere” www.archeologi.org ). Dunque si può definire l’archeologia in Italia come una vera e propria questione di genere, in cui la disparità di trattamento, l’atipicità dei contratti e la mancata stabilizzazione ricade prevalentemente sulle donne e sulla mancanza di tutele che ad esse toccherebbe: biologicamente parlando, una lavoratrice atipica paga in termini lavorativi ed economici, la possibilità di generare un figlio. Figuriamoci una lavoratrice atipica da cantiere. Questa può essere una delle ragioni per cui al massimo sui 35 anni si smette di fare archeologia fra le donne, per dedicarsi ad altro e costruire una famiglia stabile, seguendo quella naturale predisposizione che nel secolo scorso e nell’ideologia fascista, portava la donna in casa o al massimo a scuola, dedica ad occuparsi del ruolo educativo della società. Una sorta di evoluzione del problema che attanagliava le nostre colleghe di inizio secolo che dopo le specializzazioni, magari ad Atene, se non entravano nel pubblico impiego (raramente da ispettrici,e più in generale in ogni ordine e grado della scuola pubblica) finivano col cadere nel dimenticatoio degli studi archeologici. Come dire, cambia il secolo, il problema evolve nel suo contesto storico, ma è ben lungi da una soluzione, tanto quanto nel secolo scorso. rdp August 01 ...ABBIAMO TANTO DA FARE...Cari soci,
prima di tutto, vi chiedo scusa se intervengo solo ora ma mi è stato difficle connettermi a causa della preparazione della missione in Giappone...mi farò sentire anche da lì!
Ho letto con molto interesse tutti gli interventi al post della Dott.ssa Di Poce e l'enfasi e la passionalità che avete usato mi riempie di speranze.
Comincio seguendo una serie di appunti che ho preso leggenfo i commenti.
Per prima cosa le problematiche relative al concorso bandito dal Ministero. Nessuno all'interno dell'Associazione è convinto che si tratti di un cocorso "fatto bene" e risolutivo...anzi, non lo è affatto. La mancanza di coerenza dello stesso deve essere fatta risalire alla solita mancanza di consapevolezza delle funzioni dell'archeologo e dei titoli necessari affinchè questi possa essere considerato tale. Conseguentemente se non si stabiliscono i criteri di valutazione ed i metodi di riconoscimento della professione è difficile intervenire. Ecco perchè riteniamo che anche quest'aspetto rientri nella lotta al riconoscimento professionale che, con immensa fatica, stiamo portando avanti.
E' ovvio che devono cambiare anche le modalità con cui si svolgono i concorsi. Il quiz è chiaramente il modo più veloce, ma al contempo, più superficiale di valutazione che, di certo, non garantisce la vittoria per processi meritocratici.
L'Associazione, quindi, essendo argomenti legati, inserirà come consegueza alle nostre richieste le modifiche ai concorsi. Qualcuno dirà: "ma ormai questo è andato!", purtroppo la lotta che stiamo portando avanti non è assolutamente facile, quindi bisogna essere costruttivi e pazienti...fino a quando non si ottiene il riconoscimento della professione e si stabiliscono le caratteristiche formative, curricolari e di esperienza dell'archeologo, risulta difficile intervenire.
Lo stesso problema è legato alle caratteristiche formative dell'archeolgo. Fino a quando non passa la proposta (da noi formulata) dei requisiti formativi per svolgere la professione, ci saranno sempre forti contrasti. In primis, quello relativo alla triennale. Non solo la trattazione di questo argomento è difficile di per se perchè bisogna trovare il modo di combatterla dall'interno, in quento una lotta generica al "nuovo ordinamento" va al di là della nostra materia di lotta, ma anche dal fatto che la cosiderazione che si ha dei triennalisti varia da regione a regione: in Campania un triennalista non può svolgere la professione di archeologo, mentre in Piemonte, ad esempio, uno specializzato si può trovare a lavorare su un cantiere gestito da un triennalista...una vera assurdità!
In generale, in questa fase argomentativa, rientra la discussione sul rapporto esperienza/titolo. Entrambi i punti di vista sono validi: uno specializzato e/o dottorato non è detto che abbia l'esperienza per gestire o lavorare su un sito archeologico (anche per colpa della mala organizzazione delle scuole di specializzazione), al contempo però il lavoro dell'archeologo non è unicamente quello "pratico", "tecnico" del cantiere (termine che odio perchè lega il sito archeologico ad una terminologia di stampo edile) ma riechiede competenze scientifico-teoriche non necessariamente possedute da chi, in un modo o nell'altro, svolge la nostra professione da 10 o 15 anni.
Ne consegue che il documento dell'ANA (ormai in fase conclusiva) prevede la presenza di due livelli (tutto ciò votato democraticamente al I° Congresso Nazionale) la cui costituzione ha dovuto tener presente vari elementi: il problema dei triennalisti, quello dell'esperienza e quello del titolo.
Ne è venuta fuori una tabella che (sempre per votazione) ha escluso i triennalisti dalla qualifica di archeologo (un modo questo per combattere questa degenerazione universitaria e spingere le "nuove leve" a non limitarsi ai tre anni); consideri la laurea il requisito minimo per essere considerato archeologo, insieme ad un tot (da concordare) di anni di esperienza (2° livello); e valorizzi il titolo superiore, specializzazione e/o dottorato, insieme ad un tot di anni di esperienza (archeologo di 1° livello). Per i particolari, tutti i soci verranno messi al corrente una volta terminato il documento.
Tutto ciò deve assolutamente prevedere una sanatoria perchè le leggi non sono retroattive, quindi una struttura che sani la posizione di chi fino ad ora non ha, ad esempio, preso titoli superiori perchè non gli era richiesto. Da questi sono esclusi chi assolutamente NON E' ARCHEOLOGO (geometri, ingegneri ed appassionati avvocati).
A mio parere, quella dell'archeologo è una professione di altissima specializzazione...è una scienza e fin quando esiste la situazione attuale di sfruttamento e di imprigionamento dell'archeologo al "cantiere"ed alle assistenze, non se ne verrà fuori. Basta con l'idea dell'archeologo-operaio, basta, però, anche agli archeologi che si oscurano nelle biblioteche. E' una scienza, siamo scienziati e come tali dobbiamo avere grandi conoscenze teoriche (da ampliare ed approfondire vita natural durante) ma capaci di eseguire ricerche di campo, avere una mentalità pratica ed essere capaci di gestire uno scavo.
Il motivo per cui l'ANA al principio della sua esistenza ha focalizzato l'attenzione sulle problematiche relative al "cantiere" è semplicemente per trovare un punto di partenza che non poteva essere altro che il luogo in cui l'archeologo veniva (e purtroppo viene ancora) sfruttato e spogliato delle proprie competenze e della sua essenza di scienziato.
Sono concorde sul fatto che non bisogna piangersi addosso. Manifestare, gridare al problema, far sentire la propria voce non ha senso se tali azioni non vengono accompagnate da un reale "cambio di comportamento", nel senso che VI E' LA NECESSITA' DI INIZIARE A DIRE NO e su questo sono perfettamente in accordo con Michela Ascione. Ci vogliono liberi professionisti...bene...comportiamoci da tali!!!
Per quanto riguarda le proposte in parlamento, capisco che siete (e lo sono anch'io) sfiduciati, ma qualcosa si è mosso e lo dobbiamo solo a noi stessi ed alla nostra manifestazione. Stiamo seguendo da vicino la cosa, ci hanno riconosciuto la "paternità" del movimento e della base formulativa della proposta...nessuno ha mai detto che è facile...ma abbiamo ottenuto un grande risultato che deve, però, concretizzarsi...questa volta ho fiducia, ma abbiamo bisogno della forza di tutti quindi mi associo a pieno con Rossana Di Poce nell'invitarvi a partecipare attivamente nelle formalazioni dei documenti, mettendo le vostre conoscenze a favore di tutti gli altri colleghi in questa lotta comune. Vi invito dunque a entrare nei direttivi delle vostre regioni; con chi è a Napoli, o vicino, prendiamo un appuntamento e vediamoci in sede...cerchiamo di essere più uniti e qualcosa otterremo. Ora ci conoscono, ora sanno che ci siamo uniti e nessun arheologo è più solo alla mercè degli altri...uniti possiamo vincere...divisi dobbiamo solo espatriare.
Grazie per l'attenzione e scusate se sono stato prolisso
Dott. Daniele Petrella
Direttore July 31 Professionisti del sapere o esperti del fare?L’atroce dilemma…. ma non voglio fare una sterile polemica. Tutt’altro. Vorrei dare qualche elemento di riflessione per indirizzare il compromesso. I compromessi si possono fare, e in politica si ha il dovere di cercarli, ma bisogna avere ben chiaro fino a che punto si può arrivare, qual’è la base di richieste non negoziabili. Questo è possibile, ma a patto di sapere con chiarezza dove vogliamo arrivare, cosa vogliamo ottenere, in sostanza sapere per cosa combattiamo. E’ la vecchia ma sempre utile distinzione tra mezzo e fine; e se talvolta si può ritenere lecito che il fine giustifichi i mezzi non è mai successo che i mezzi abbiano giustificato un fine. Esiste una gerarchia naturale e logica. E qual’è lo scopo dell’archeologia? Attraverso quali mezzi si prefigge di raggiungerlo? Noi ci occupiamo di studiare, valorizzare e conservare ogni testimonianza materiale della vita passata dell’uomo in quanto riflesso ed espressione dei suoi valori, credenze, tradizioni e saperi in continua evoluzione (cfr. Conv. Europea sul valore del patrimonio culturale, art. 2 lettera “a”). Ovvero l’archeologo si occupa, attraverso la parte materiale dei documenti, di identità e memoria. Studiamo il modo in cui eravamo per capire in fin dei conti quanto le varie epoche hanno contribuito al nostro essere come siamo. Conserviamo e archiviamo le foto del nostro album di famiglia. Prendete un uomo, privatelo della sua identità e della sua memoria e, violando qualunque formulazione di diritto umano, capirete perché é importante quello che facciamo. Ma noi siamo anche presuntuosi, perché questa storia di famiglia, questa ricerca di noi stessi, la vogliamo anche scientifica. Miriamo ad una irraggiungibile, ma molto desiderabile, oggettività. Attraverso il linguaggio universale della scienza volgiamo che anche chi è diverso da noi -perché ha avuto una storia diversa, non a caso- comprenda chi siamo e perché siamo così. Mirare al riconoscimento reciproco attraverso lo studio dell’identità nostra e altrui è il nostro piccolo contributo ad una società che si oppone alla spirale ignoranza-invidia-paura-odio-sopraffazione che tanta parte ha avuto nell’ultimo secolo. Come può pretendere di chiamarsi e farsi chiamare archeologo un geometra con vent’anni di esperienza di scavo? Come contribuisce costui alla scientifica ricostruzione della nostra identità e memoria? In fin dei conti… perché scava? Il fatto di avere grande esperienza dei mezzi come può compensare la mancanza di lucidità sui fini? Il geometra, il laureato triennale, persino quello specialistico ormai, possono e devono partecipare allo scavo. Ma non possono dirigerlo. Non possono essere investiti della responsabilità ultima di interpretare. Va benissimo il lavoro di equipe ma anche una equipe va diretta da qualcuno, va guidata. E questo per il bene di tutti quanti, per il bene della conoscenza di tutti quanti. Nelle botteghe degli artisti c’erano il maestro, gli allievi, gli apprendisti e i garzoni. Ai ruoli subalterni non corrispondeva una accezione negativa, perché ognuno sapeva bene che un giorno dopo l’altro costruiva la sua ascesa sulla scala gerarchica, ognuno di loro desiderava un giorno di diventare maestro. Ma non era solo questione di tempo, di giorni passati a rimestare colori. Bisognava apprendere l’arte, la teoria del colore, la composizione. Solo una sciocca vanità poteva far sì che un garzone di lungo corso chiedesse di divenire maestro. Ma questo succedeva allora. Mario Trabucco (post pubblicato anche su http://mariotrabucco.net) July 24 Se 30 super archeologi vi paiono pochi (il nuovo concorso)Contemporaneamente alle denunce di Salvatore Settis in merito al crollo della struttura del MIBAC in relazione al taglio dei fondi che la finanziaria 2008 ha effettuato (vedi appello nel blog e di Archeologia Viva) è stato bandito sulla G.U. n. 56 del 18/7/2008 il concorso per 30 nuovi posti di archeologo ( www.gazzettaufficiale.it ). Il seguente comunicato è stato pubblicato sul sito di Patrimonio SOS in data 12 luglio ( www.patrimoniosos.it): “AL MIBAC RIUNIONE DELL’11 LUGLIO CON L’AMMINISTRAZIONE 2008-07-16 Fp-CGILbac Di seguito la ripartizione regionale dei posti e delle professionalità del concorso a 500 posti previsto dalla Finanziaria del 2008. Come si ricorderà la suddivisione era di 396 assistenti alla vigilanza e accoglienza (p.retributiva F3 della II area - ex B3), 4 assistenti tecnici-calcografi (p.r.F3 della II area) e 100 professionalità amministrativa e tecniche (bibliotecari, archeologi, architetti ecc. P.r.F1 della III area- ex C1). Cifre irrisorie rispetto alle necessità del Mibac e, per di più, a invarianza di organici-spesa. La repentina fretta con la quale l’Amministrazione bandisce - il periodo non certamente propizio ad assicurarne una conoscenza diffusa (il concorso sarà nella Gazzetta del 18 luglio…e scadrà in pieno ferragosto) –; l’assenza di un confronto con le OO.SS. sui bandi (requisiti, permanenza, materie d’esame ecc.) e sui criteri che hanno presieduto alla prima ripartizione regionale, alle professionalità; rischiano di produrre distorsioni oltre che far mancare l’obiettivo prefisso dal legislatore. Già, ma qual’ era? La richiesta del Ministro Rutelli di 500 nuovi operatori, priva com’era di un disegno organico, l’abbiamo bollata come estemporanea, un pannicello alle molte piaghe del Mibac piuttosto che una risposta alle necessità concrete dei musei e degli istituti. L’incontro dell’11 luglio convocato dal nuovo DG al personale aveva lo scopo di renderci partecipi di una nuova ripartizione fatta secondo criteri un po’ più razionali e cioè: a) analisi delle presenze assegnate negli istituti delle singole regioni; b) numero degli istituti/musei presenti nella regione; c) numero dei visitatori. L’articolazione di questi tre parametri (poi in pratica i primi due sono stati quotati col 10% mentre il terzo col 90%!) ha prodotto i numeri che vedete nell’allegato. Il ragionamento certamente facendo piazza pulita di ragioni, tout court, occupazionali, clientelari ecc. non è tuttavia risolutivo delle ragioni di funzionalità, efficacia dei servizi, di riequilibrio occupazionale al centro Nord… Permangono riserve e dubbi da parte nostra, in quanto del servizio museale vengono visti solo parametri generali ma non, per esempio, il numero delle sale o l’estensione dell’area, l’articolazione del servizio, gli orari o, infine, per la Cgil una “valutazione del carico di lavoro” e con ciò l’ampliamento degli orari (perché non cercare di ovviare alle eterne file degli Uffizi, dell’Accademia….magari aprendoli in alcuni periodi 18…24ore?). Il tutto innervato con le risultanze del processo di riqualificazione: perché continuare a parlare degli addetti alla vigilanza come se stessero ancora alla posizione iniziale (B1)? A queste nostre considerazioni risponde il silenzio e la ripartizione presentataci. Discorsi simili ci vengono proposti per i tecnici della terza area. Con qualche aggravante sui titoli come il possesso del diploma delle scuole di archivistica e diplomatica: un titolo che di norma si acquisisce dopo essere entrati nell’Amministrazione e che i semplici laureati potrebbero non possedere…così come l’assenza di un segnale forte verso la professionalità dell’Etnoantropologo: titolazione presente in tutte le regioni d’Italia ma non c’è nessun tecnico con questa qualifica….. Insomma si poteva e doveva osare di più …..ma non è di questo Mibac il volo. Roma 12 luglio 2008 Fp-Cgilbac Libero Rossi ”. Dopo una attenta lettura del bando di concorso pubblicato ufficialmente,si indicono n. 30 posti così ripartiti: Calabria (1), Emilia Romagna (7),Friuli V.G.(3),Liguria (2),Lombardia (5),Marche (1),Piemonte (4),Puglia (1),Sardegna(1),Toscana(2),Veneto (3). Servono tra il resto dei requisiti burocratici: -laurea in Lettere/filosofia/storia indirizzo antico/conservazione BB.CC. (V.O o N.O.) -diploma di specializzazione/dottorato. Ci saranno diverse prove (dopo aver compilato il modulo on-line sul sito del Ministero): 1) prova preselettiva di 100 domande con 4 risposte di cui 1 sola esatta da compilarsi in un’ora ( da stabilirsi luogo e data entro il 21-10-2008 , come pure la commissione esaminatrice) 2) due prove scritte ( a-Archeologia e metodologie della conservazione e del restauro di oggetti, monumenti e contesti archeologici; b-Tutela del patrimonio archeologico con riferimento anche ai contesti territoriali) 3 )prova orale consistente nell’esame di : argomenti della prova scritta/lettura e traduzione dei testi e conversazione nella lingua prescelta dal candidato/elementi di diritto pubblico,privato,comunitario e penale/conoscenza e utilizzo del pc e dei software applicativi più diffusi e verifica pratica/ordinamento e competenze del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Non vi è dubbio che tale concorso abbia risolto il nostro quesito su chi è l’archeologo per lo Stato italiano: laureato (volendo anche in filosofia o lettere moderne), casualmente dottorato o specializzato, (tanto fa lo stesso), veloce nei quesiti a risposta multipla, poliglotta, pc munito con conoscenza dei software più diffusi ,un po’ avvocato, un po’ restauratore, un po’ di tutto. Soprattutto paziente nel fare 4 prove e immaginare che tutto sia condotto secondo parametri di meritocrazia. Il super-archeologo è avvisato; che si dia da fare, soprattutto evidentemente aldilà della sua formazione. rdp July 23 LA QUESTIONE ARCHEOLOGI ACCOLTA IN PARLAMENTOApprovato oggi 23 luglio 2008 dalla Camera dei Deputati un OdG con la
quale si impegna il Governo ad affrontare la questione del
riconoscimento e della regolamentazione della professione di archeologo. L'OdG è stato presentato dagli on. Bruno Cesario (Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione), Marianna Madia (Commissione Lavoro), Marilena Samperi (Commissione Giustizia), Manuela Ghizzoni (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione) e Laura Froner (Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo). L'approvazione in Parlamento di questo OdG è un grande risultato politico, frutto di mesi di impegno dell'ANA per sensibilizzare il mondo politico e le istutuzioni alla situazione degli archeologi. Un risultato reso possibile senz'altro anche dalla straordinaria partecipazione ottenuta dalla prima Manifestazione Nazionale degli Archeologi promossa dall'ANA a Roma il 14 giugno 2008, che a visto scendere in piazza centinaia di archeologi da tutta Italia per ottenere il riconoscimento della professione, più tutele e più diritti. “Dopo anni di silenzio, oggi in Parlamento si torna finalmente a parlare della questione degli archeologi. E' un risultato molto importante per gli archeologi italiani – dichiara il Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, Tsao Cevoli -, un risultato frutto dell'impegno dell'ANA e di tutti gli archeologi italiani che hanno partecipato alle nostre battaglie. È un passo importante per dare la dignità che meritano a migliaia di lavoratori professionisti ai quali ogni giorno è affidato un ruolo fondamentale nella ricerca, tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio archeologico del nostro paese, che per decenni, per colpa di una carenza normativa, sono stati costretti a operare, senza tutele né diritti, privi di qualsiasi forma di riconoscimento e regolamentazione della professione. Siamo grati ai deputati che hanno sollevato la questione in Parlamento, mostrando grande sensibilità verso le nostre problematiche, e a quanti in Parlamento hanno sostenuto il relativo OdG. Ora chiediamo anche al Ministro Bondi di fare un passo in avanti verso il riconoscimento delle professioni dei Beni Culturali, in nome del comune interesse di tutti gli italiani: tutelare nel migliore dei modi quel patrimonio unico al mondo che sono i Beni Culturali del nostro Paese”. IL TESTO DELL'ODG http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/odg/cam/fascicoli/frame.htm LA CAMERA, PREMESSO CHE: il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, all'articolo 2, commi 1 e 2, definisce il patrimonio culturale ed individua l'interesse delle cose che costituiscono beni culturali; lo stesso decreto, all'articolo 3, commi 1 e 2, definisce ed individua le forme e l'esercizio di tutela per tali beni ed infine, all'articolo 4, comma 1, attribuisce tali funzioni allo Stato e, in particolare, al Ministero per i beni e le attività culturali, al fine di garantirne l'esercizio unitario; la Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico, sottoscritta dall'Italia a Londra il 6 maggio 1969, impegnava i Paesi firmatari a «prendere le misure necessarie perché gli scavi archeologici vengano affidati unicamente a persone qualificate previa autorizzazione speciale»; in attuazione dell'articolo 9 e nel rispetto del titolo V della Costituzione, il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 30, recante «Modificazioni alla disciplina degli appalti di lavori pubblici concernenti i beni culturali», conferma l'interesse pubblico alla conservazione e protezione di beni sottoposti alle disposizioni di tutela di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, in considerazione delle loro caratteristiche oggettive; il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante «Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137», attribuisce carattere di specificità agli interventi ricadenti in ambiti assoggettati alle norme del decreto legislativo in questione, in ragione degli interessi pubblici attratti in tale ambito; il citato decreto legislativo n. 30 del 2004 prevede, all'articolo 5, la definizione di specifici requisiti di qualificazione dei soggetti esecutori dei lavori, indicati all'articolo 1, comma 2 (scavi archeologici); l'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, in un atto di segnalazione al Governo e al Parlamento del 2 agosto 2005, rileva la grave inosservanza o applicazione distorta relativa alla mancata attuazione dell'articolo 5 del citato decreto legislativo n. 30 del 2004, laddove prevede che i requisiti specifici di qualificazione dei soggetti esecutori di lavori indicati all'articolo 1, commi 1 e 2, dovevano essere definiti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-città ed autonomie locali, da emanarsi entro 90 giorni dall'entrata in vigore del decreto legislativo n. 30 del 2004, quindi a far data dall'8 febbraio 2004, e la mancata attuazione dello stesso articolo 5, laddove prevede che entro 180 giorni dalla data appena indicata il Ministero per i beni e le attività culturali, previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-città ed autonomie locali, doveva apportare, ai sensi dell'articolo 8, comma 2, della legge n. 109 del 1994, e successive modificazioni, ulteriori modificazioni al decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000, in modo da disciplinare i contenuti e la rilevanza delle attestazioni di regolare esecuzione dei predetti lavori, ai fini della qualificazione degli esecutori, anche in relazione alle professionalità utilizzate; le segnalazioni dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici sono rimaste disattese; l'assenza di definizione di requisiti per la qualificazione dei soggetti esecutori di interventi concernenti beni culturali, oltre che in ambito di appalti pubblici, riguarda ed investe il settore privato, essendo anche i beni ricadenti in tale ambito sottoposti, qualora ne sussista lo specifico interesse, alle disposizioni del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; al fine di un'effettiva applicazione del suddetto decreto, la definizione di specifici requisiti di qualificazione dei soggetti esecutori di interventi in tale ambito deve riguardare, oltre che i soggetti giuridici e le imprese, anche le persone fisiche ed i professionisti che di fatto intervengono direttamente sul patrimonio; il Ministro dell'economia e delle finanze, nel suo intervento alla Camera dei deputati del 17 luglio 2008, ha reso noto che il Governo sta lavorando ad un progetto per trasferire la proprietà del patrimonio pubblico a comuni e regioni che attualmente non risultano dotati delle adeguate risorse umane e professionali, al fine di una corretta e scientificamente adeguata tutela, gestione e valorizzazione, IMPEGNA IL GOVERNO ad adottare le necessarie misure per superare l'incertezza normativa relativa ai requisiti formativi e curriculari che debbono possedere i soggetti, pubblici e privati, ed i professionisti per l'esecuzione di scavi archeologici o di interventi assoggettati alle norme del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e in particolare degli interventi di cui all'articolo 89 del medesimo decreto, proprio in ragione delle particolari forme di tutela che il legislatore intende riconoscere a tali interventi. 9/1386/207. Cesario, Madia, Samperi, Ghizzoni, Froner. L'on. Madia interviene alla Camera dei Deputati sulla questione degli archeologiL'on. Marianna Madia tiene fede ad un impegno preso con i
rappresentanti dell'ANA in occasione della prima Manifestazione
Nazionale degli archeologi tenutasi a Roma il 14 giugno 2008,
presentando un OdG per chiedere al Governo di impegnarsi ad affrontare
la questione del riconoscimento della professione di archeologo. ------------------------------- TESTO INTEGRALE DELL'INTERVENTO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DELL'ON. MADIA Leggi l'intevento sul Blog dell'on. Madia http://mariannamadia.ilcannocchiale.it/2008/07/23/per_i_beni_culturali_testo_del.html Guarda il video dell'intervento dal sito della Camera dei Deputati http://www.archeologi.org/public/camera_intervento_madia_22_luglio_2008.asx il Comunicato Stampa diffuso da ADN-KRONOS FINANZIARIA: MADIA (PD), SERVE RICONOSCIMENTO GIURIDICO PER ARCHEOLOGI Roma, 22 lug. (Adnkronos) - "La manovra economica del Governo si pone in maniera decisamente negativa nei confronti dei beni culturali del nostro Paese. Taglia indiscriminatamente le risorse del Mibac, al punto tale che lo stesso ministro Bondi, pochi giorni fa di fronte al consiglio superiore dei beni culturali, si e' detto preoccupato per i tagli operati e si e' impegnato a far cambiare rotta al suo stesso Governo. Ebbene, i tagli operati al ministero con il maxiemendamento aumentano". Lo denuncia la deputata del Pd, componente della commissione Lavoro della Camera, Marianna Madia, intervendo sulla manovra economica alla Camera. Questo Governo, rileva l'esponente del Pd, "sembra voler abdicare a quella che e' una funzione stabilita dalla Costituzione e dalla normativa, ovvero la tutela pubblica dei beni culturali. Per cambiare rotta chiediamo al Ministro Bondi di riordinare l'esercizio di una delle professioni piu' importanti legate alla tutela dei beni culturali: la professione dell'archeologo". Oggi migliaia di archeologi italiani, rileva, "agiscono in un sistema completamente deregolamentato. Chiunque oggi potrebbe fare l'archeologo in qualunque condizione: non sono previsti i requisiti, non e' prevista una formazione adeguata, non e' prevista la certificazione della professionalita'. Tutto cio' in un settore, pero', come quello dell'archeologia, che la normativa riconosce di particolare interesse pubblico. E' chiaro -conclude - che la giungla normativa penalizza professionalita' e saperi di una scuola archeologica, come quella italiana, che e' tra le migliori del mondo". Sec/Zn/Adnkronos ------------------------------- il Comunicato Stampa diffuso da ANSA MANOVRA: MADIA (PD), PENALIZZATI I BENI CULTURALI (ANSA) ROMA, 22 LUG - "La manovra economica del Governo si pone in maniera decisamente negativa nei confronti dei beni culturali del nostro Paese. Taglia indiscriminatamente le risorse del Mibac, al punto tale che lo stesso Ministro Bondi, pochi giorni fa di fronte al consiglio superiore dei beni culturali, si e' detto preoccupato per i tagli operati e si e' impegnato a far cambiare rotta al suo stesso Governo. Ebbene, i tagli operati al Ministero con il maxiemendamento aumentano". E' quanto denuncia la deputata del Pd, componente della commissione Lavoro della Camera, Marianna Madia, intervenendo sulla manovra economica alla Camera. "Questo Governo sembra voler abdicare a quella che e' una funzione stabilita dalla Costituzione e dalla normativa, ovvero la tutela pubblica dei beni culturali. Per cambiare rotta chiediamo al Ministro Bondi di riordinare l'esercizio di una delle professioni piu' importanti legate alla tutela dei beni culturali: la professione dell'archeologo. Oggi migliaia di archeologi italiani agiscono in un sistema completamente deregolamentato. Tutto cio' in un settore, pero', come quello dell'archeologia, che la normativa riconosce di particolare interesse pubblico. chiaro - conclude la parlamentare - che la giungla normativa penalizza professionalita' e saperi di una scuola archeologica, come quella italiana, che e' tra le migliori del mondo". L'on. Granata discute della questione archeologi con il Ministro BondiSu sollecitazione dell'Associazione Nazionale Archeologi, l'on. Fabio
Granata, capogruppo PDL della Commissione Cultura alla Camera, si è
impegnato ad incontrare mercoledì 23 luglio 2008 il Ministro Bondi
anche per sottoporgli la necessità di porre rimedio all'assenza di
qualsiasi forma di regolamentazione per la professione di archeolgo,
professione che interviene direttamente su beni che rivestono interesse
pubblico, costituzionalmente sancito e normato dal Codice dei Beni
Culturali e del Paesaggio. I rappresentanti gli hanno chiesto, in particolare, all'on. Granata di sensibilizzare il Ministro su alcuni aspetti problematici del Concorso per archeologi recentemente bandito dal MiBAC e sulla necessità di provvedere ad una regolamentazione della professione di archeolgo. "Siamo sempre stati i primi ad insistere a chiedere, anche attraverso gli incontri ufficiali al MiBAC già avuti nella precedente legislatura, che in Italia siano rafforzate le funzioni pubbliche di tutela, attraverso il rilancio del ruolo del MiBAC - ha sottolineato il Presidente ANA Tsao Cevoli - Il fatto che sia stato finalmente bandito un concorso è dunque positivo, ma d'altronde l'esiguo numero posti messi a concorso sia per archeologi che per altre figure professionali, rende ancor più evidente che non basta un concorso del genere a risolvere i problemi dei Beni Culturali e dei professionisti del settore, e che parallelamente oggi è necessario avviare una regolamentazione della professione di archeologo e di tutte le altre professioni che operano nel settore dei Beni Culturali, per affrontare problemi che riguardano migliaia di lavoratori in tutto il Paese". |
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